DE VAIRUS

Come nacque e come si diffuse il virus

PROLOGO

Non molto tempo fa, praticamente ora.

Un bieco imprenditore milanese, Pierminchia Bucodiluco si trovava a Tam-Beh in Laos assieme alla moglie di nobili origini, Varvassa Callosa Facciadiluco, con loro il figlio Pierperso Leccaluco di anni 15.

Tutti loro erano originari di una località semisconosciuta chiamata Luco, dalla quale si erano trasferiti in seguito ad una improvvisa quanto inaspettata fortuna.

A Tam-Beh alloggiavano allo Stockuà il più ricco albergo del mondo a 8 stelle extrasuperior, paragonabile solo allo Staickuì nel Sudistan del Sud.

Pierminchia e Varvassa avevano scelto la località e l’albergo per la rinomata ed assoluta discrezione del personale e per dar sfogo a tutte le loro più innominabili perversioni.

Pierminchia era un Sodomita non omosessuale ed amava farsi introdurre nel retto oggetti di qualsiasi dimensione e volume vivi o meno, possibilmente semoventi. Trovava compagnia compiacente disposta a farcirlo tra i numerosi chef dell’albergo.

Varvassa era una Sadica vegana che amava picchiare le sue vittime con zucche violino, esperta nel lancio del broccolo e nella penetrazione con angurie. Sceglieva i suoi schiavi tra gli amanti della carne, spesso convertendoli al veganesimo.

Pierperso malgrado i 15 anni era già da tempo dipendente da tutte le droghe conosciute tranne una che non aveva mai assaggiato la “Rubyconda”.

Detta anche patata, molto diffusa e di facile reperibilità ma di difficile assunzione perché il processo di preparazione prevedeva, gentilezza, eleganza, dolcezza e sentimento.

Caratteristiche di cui purtroppo Pierperso malgrado l’enorme disponibilità economica era completamente sprovvisto.

Tra una dose e l’altra si arrangiava da solo, senza patata, ma lo sfrenato desiderio spesso lo portava a spiare la Rubyconda ovunque potesse. Trasformando quindi lo Stockuà nel più grande Peep Show del pianeta.

I FATTI

1. Pierminchia

Quella sera Pierminchia aveva appuntamento con lo chef Bruno Barbabietola famoso per aver creato il noto piatto di lenticchie ripiene di cervo e ali di gabbiano. Con le sue piccole manine e la grande abilità riusciva a farcire qualsiasi cosa con qualsiasi ingrediente esistente.

Pierminchia aveva obbligato tutta la famiglia a percorrere 18mila miglia per raggiungere Barbabietola fino in Laos e finalmente ora era giunto il momento.

All’incontro essendo entrambi molto noti, indossavano i cappucci tipici dell’ordine della Cassoneria cui entrambi appartenevano e dove si erano conosciuti.

Pierminchia aveva indossato il suo completo migliore un doppiopeto in lana deretano con provvidenziale apertura posteriore.

Barbabietola in completo porpora recava una valigetta in pelle nera con gli arnesi del mestiere.

La stanza era stata allestita dall’architetto Tito Tuttotetto ed era attrezzata con una sella in cuoio rinforzato che argani e catene rendevano orientabile alla bisogna.

Sotto di essa una vasca di raccolta per liquami dotata di scarico.

Bucodiluco prese posto sulla sella, strappò il velcro dei pantaloni rivelando un occhio del demonio pesto e violaceo, pulsante e vibrante come la bocca di un bebè prima del pianto.

Barbabietola posò la valigetta su un tavolino basso accanto alla sella, ne aprì la parte superiore, estrasse e indossò due guanti in gomma. Prese due Spatole St. Marks per divaricare adeguatamente il retto, manovrò le spatole come il cambio di un pullman degli anni ’60 e raggiunta la dimensione desiderata si fermò. Pierminchia mugolava di piacere e di struggente attesa.

Lo chef estrasse dalla valigia un fagotto avvolto in velluto nero che srotolò lentamente estraendone un pipistrello vampiro di origini brasliane, misurava 80 cm. di lunghezza per 25 chili di peso, la testa grande come un guantone da boxe. Il pipistrello era vivo ma sedato, al risveglio si sarebbe dibattuto per liberarsi provocando irresistibili spasmi di godimento per raggiungere l’apice al tentativo di spalancare le ali per volare, a quel punto Barbabietola lo avrebbe estratto.

Bruno manovrava sapietemente con metà braccio nel retto di Pierminchia quando d’un tratto stramazzò al suolo privo di senso. Il pipistrello rimase al suo posto addormentato, mentre Bucodiluco era scosso da brividi lussuriosi.

2. Varvassa

La marchesa Varvassa Callosa Facciadiluco aveva individuato la sua vittima ideale, lo teneva d’occhio già da un po’ seguendolo di nascosto, per fortuna era facilmente individuabile col suo completo porpora e la valigetta nera. Lo seguì fino ad un privé, dietro una tenda di velluto nero e rimase in attesa fuori dalla porta imbottita.

Aspettò per 15 o 20 minuti prima di sentire mugolii provenire dalla stanza, incuriosita decise di entrare, estrasse una zucca violino di notevole peso dal suo borsone aprì silenziosamente la porta ed entrò di soppiatto.

Appena entrata si trovò dinanzi la sua vittima di spalle con un braccio infilato dentro una cloaca violacea, sollevò la zucca e colpì l’uomo con forza che stramazzò al suolo, data la forza del colpo la zucca le sfuggì di mano e finì dentro la cloaca, tappandola con annessi mugolii, solo allora si rese conto che la cloaca era un uomo prono su una sella, non poté riconoscerlo perché indossava un cappuccio di velluto.

Aveva con sé anche una piccola anguria presa al buffet, già che c’era infilò anche quella nella cloaca che si dimenò un po’. Poi decise di andarsene.

  1. Pierperso

Il giovane rampollo si aggirava sbavante per l’albergo cercando prede da adocchiare ma sembrava che quel giorno non ci fosse molto movimento fatta eccezione per alcune vecchie carampane barcollanti. Una in particolare lo colpì per il suo continuo tremolio, pensò subito ad una crisi di astinenza da coca, sorrise: se fosse riuscito ad offrirle coca in cambio di una sbirciatina alla Rubyconda forse avrebbe finalmente potuto completare la sua collezione di droghe.

La vecchia entro nel bagno delle signore, tre camere con salotto TV vasca idromassaggio e un numero imprecisato di toilet.

Pierperso si sedette su uno strapuntino ed attese, attese ed attese ancora. Dopo circa due ore, decise di controllare, cominciò ad aprire le toilet e in una di queste la vecchia era seduta con le mutande calate e non tremava più. Il ragazzo comprese che quella era la sua occasione, entrò si calò i pantaloni, sollevò le gonne della vecchia e vomitò, vomitò e vomitò ancora anche quello che non aveva ancora mangiato, immaginò che avrebbe continuato a vomitare per il resto della sua vita. Preso dall’orrore estrasse la sua boccetta di riserva e tirò una botta mostruosa, gli occhi si girarono all’indietro e Pierperso svenne con i pantaloni calati, addosso alla vecchia, con le mutande calate.

EPILOGO

Tre ore dopo i fatti, Pierminchia riuscì a liberarsi dal morso dei divaricatori, scavallò la sella e si ricompose e pur sentendo una certa pesantezza addominalesi allontanò dal privé apparentemente a passo di samba, raggiunse la sua stanza dove trovò Varvassa che frustava con un enorme cetriolo un imbarazzato Bruno Barbabietola raggomitolato sul letto che muggiva e belava. Ciao Pierminchia salutò cortese lanciando un bacino verso di lui. Pierminchia si dimenava in una danza del ventre e alzò una mano ricambiando il saluto.

Il direttore dell’albergo piombò nella stanza per avvertire che Pierperso era stato arrestato per necrofilia, atti osceni e detenzione di droga, reati che in Laos portano ad una condanna a morte.

Pierminchia smuovendo mari e Monti riuscì ad ottenere il rilascio immediato su cauzione di 15 miliardi di Kip laotiani.

Organizzarono immediatamente un volo privato per l’Italia e partirono.

Data la distanza furono obbligati a fare scalo a Whuhan in Cina, dove pernottarono per una notte durante la quale Pierminchia ebbe notevoli difficoltà a controllare gli spasmi del pipistrello con massicce dosi di riso in bianco, malgrado questo sentì diversi morsi all’intestino, ebbe tre orgasmi e dormì per tre ore di fila.

Ripartirono il giorno dopo arrivando finalmente allo scalo di Orio al Serio di Bergamo.

Da qui in poi la storia la conoscete.

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