202 squilli

Quando suona la sveglia sto ancora sognando e il sogno è questo: sogno che sto sognando e suona la sveglia. Vabbè, niente di speciale, ma mi ha fregato il fatto che al primo squillo è subentrata la ragione e ha calpestato lo scampolo di sogno vero. Aspettavo l’arrivo del nuovo giorno, sai com’è, ero un po’ emozionato: oggi rivedo Maria.

Sai che faccio? Mi alzo subito, mi preparo con calma e poi vado. Non vedo l’ora, sto friggendo, già mi vedo appoggiato al muretto dei giardini davanti la scuola e la vedo arrivare, è una bella giornata e mi sento bello anch’io.

«Ciao Maria!»

«Ciao Pablo, che fai qui, perché non sei ancora entrato?»

«Eh! Guarda che bella giornata, Maria. Hai proprio tutta questa voglia di andare a scuola? Perché non ce ne andiamo a fare un giro, invece?»

Mi dirà di sì, perché è una bella giornata davvero, un po’ fredda ma ci sono le rondini, c’è il sole, caspita, non può dire di no!

Te lo ricordi che vuol dire avere 17 anni o no? Vuol dire essere ottimisti e pessimisti al tempo stesso, vuol dire farsela sotto ma provarci lo stesso, vuol dire “non ho tempo di pensare a quello che faccio, lo faccio e basta”. Parole che ti rimangono in testa e altre che escono senza controllo. Sentire i muscoli attraversati da una corrente continua, pronti a scattare, fluidi. E credere che Maria dica di sì pure se pensi che sei un rospo, specie con questo brufolo orribile che hai in faccia (colpa del salame; gliel’ho detto, a mia madre: ma’, no il salame! ma quello c’era e quello ho mangiato).

Guarda che luce c’è fuori, ed è ancora così presto. Se potessi volerei, invece di prendere il treno: sopportare mezz’ora di viaggio fermo e immobile guardandomi intorno e pensando a Maria, con tutti questi sconosciuti che invece conosco benissimo perché li incontro tutti i giorni, alcuni persino al ritorno. Ma la mattina hanno tutti la faccia più spenta, l’alito più pesante; chissà se pure a loro si interrompono i sogni con la sveglia. Quando li guardo certe volte mi spavento. Penso: diventerò così? Basterà un millimetro di barba non fatta per sembrare vecchio? E Maria diventerà come quella donna laggiù, che ha gli occhi belli e spenti di una bambola come quelle che nonna mette sul copriletto, quelle di porcellana, hai capito quale? Chissà se ci giocava sul serio la nonna con quelle bambole tristi.

Meglio che guardo fuori, almeno il panorama scorre veloce quanto i miei pensieri…

Guarda che luce che c’è! Ti mette voglia di correre a perdifiato su una discesa, sentire che non controlli le ginocchia e la corsa si fa imprevista e problematica e ti domandi “mi fermerò? Non mi fermerò” e cerchi tutte le energie del mondo perché quando tieni per mano la tua ragazza non ti puoi permettere di cadere durante una corsa in collina. Poi ti fermi e ti accorgi di aver calpestato un cardo selvatico, rosso e verde e spinoso come un cuore esploso e vuoi regalarglielo ma pensi “si possono regalare cardi selvatici all’innamorata?” e nel dubbio lasci stare.

Quanto manca? Ancora 10 minuti! Ne sono passati solo venti, accidenti.

La vedrò e quando sarà vicina la guarderò negli occhi e quando sarà più vicina sentirò il suo fiato e non potrò resistere e la bacerò. Tanto la devo baciare, prima o poi, sennò quando capisce che mi piace? Allora la bacio oggi, è la giornata migliore.

Starò zitto per un po’ perché ci sto pensando e lei mi verrà davanti e mi guarderà e mi dirà sorridendo:

«Ola, Pablo! Che fai, non parli?».

Quando sorride le salgono le guance rotonde e arrossate, le spingono su gli occhi e diventa una gatta, non lo sa nemmeno lei che effetto mi fa e se lo sa e lo fa apposta dev’essere proprio una gran furba.

Mi toccherà di guardarla imbarazzato (no per terra; devo farmi coraggio e guardarla negli occhi, altrimenti invece di baciarla rischio di darle una testata. Ah ah, ti immagini, vado lì per baciarla e bum!…

Ma adesso m’è venuto un gran mal di testa che non riesco neanche a pensare, mi sento gli occhi pesanti; c’é uno che s’appoggia, vorrei dirgli “e spostati per favore” ma quando lo guardo vedo solo fumo, gente che urla, o almeno credo, hanno tutti la bocca spalancata come se urlassero ma non li sento, ho solo questo ronzio nella testa e voglia di dormire.

Guarda che mi deve succedere, proprio ora che sono quasi arrivato.

Se almeno la smettessero di suonare tutti questi cellulari, io nemmeno ce l’ho il cellulare, squillano squillano a centinaia ma perché non rispondono?

Chiudo gli occhi un minuto, tanto arrivo alla stazione e l’altoparlante annuncerà “stazione di Madrid, si prega i passeggeri di scendere” e scatterò come un fulmine verso la scuola, tempo cinque minuti e sono già lì.

Ma se non mi sveglio in tempo, se faccio tardi, per favore, va da Maria e digli che tardo: la riconosci, è quella che sorride con gli occhi da gatta e le guance arrossate; digli che appena posso arrivo e giuro prometto e giuro che la porto a vedere quel cardo selvatico verde e rosso, bello come un cuore esploso.

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